Lassù, dove danzano le luci

Sono le 8 di mattina, fuori è ancora completamente buio, ma stiamo già uscendo: questo è il nostro ultimo giorno qui, o meglio, il nostro ultimo giorno intero: infatti domani mattina l’aereo ci riporterà alla vita quotidiana. Oggi ci aspetta una lunga giornata, un viaggio di oltre 400 chilometri tra i fiordi delle isole Lofoten e l’entroterra norvegese che si prospetta essere quantomeno avventuroso: le ore di luce qui a fine novembre sono già poche, ma oggi saranno ancora meno visto che è prevista una tormenta di neve per tutto il giorno . Vorremmo poter andare più veloci: siamo  stipati in macchina in 5 con l’aggiunta dei bagagli, ma le strade sembrano una pista di pattinaggio: qui non spargono il sale e ci tocca andare molto più lenti di quello che avremmo voluto: si preannuncia una giornata lunga e impegnativa.

Il tempo passa lento, fuori dal finestrino scorrono a ripetizione fiordi, montagne che non si vedono  per intero a causa delle nuvole basse, radi boschi di betulle stretti nella morsa dell’inverno, prati sferzati dal vento del nord e gallerie in sequenza ininterrotta. Dopo le prime 3 ore comincia ad essere un po’ ripetitivo!! Il programma prevedeva di fermarsi a visitare alcuni luoghi teoricamente spettacolari, ma che non vedremo perché di fatto non si vede nulla e nessuno ha voglia di stare fuori a constatare quanto un solo grado sotto lo zero possa sembrare freddo se tira vento e nevica. Decidiamo quindi di proseguire.

il giorno lascia presto spazio alla notte, alle 3 di pomeriggio è già scuro e di strada ne manca ancora molta e le condizioni continuano ad essere pessime. Dopo quasi 9 ore di macchina arriviamo finalmente alla casa, un B&B, dove passeremo la notte; nel frattempo ha smesso di nevicare.

Appena sistemati i sacchi a pelo sui letti  cominciamo a preparare la cena. Mangiamo quasi in silenzio: siamo tutto molto stanchi e non vediamo l’ora di andare a dormire, domani ci aspettano altre 2 ore abbondanti di strada per arrivare in aeroporto entro le 8:30, poiché il nostro volo partirà alle 10. La sveglia è puntata alle 4:30.

In quel momento, appena prima di andare a dormire, spinto da una sensazione indefinita, ho preso una decisione al volo: sono uscito per controllare una cosa, ma con ben poche speranze. A prima vista non vedo niente, ma nel giro di pochi secondi gli occhi si abituano al buio e la vedo: una specie di luce verde illumina il cielo che si intravede sopra le nuvole! Tutto il sonno scompare in un momento! Corro a prendere macchina fotografica, treppiede e giacca a vento: l’aurora boreale non me la perdo!

L’aurora è molto debole, ma comunque scatto qualche foto per immortalare un momento unico.

Con il passare dei minuti anche qualcun altro esce a guardare, ma rientrano tutti subito: l’aurora che abbiamo visto alcuni giorni fa, proprio la sera dell’arrivo a Tromso,  era più intensa; resto fuori da solo nella neve, sperando accada qualcosa.                  .                                                                 Ad un tratto quella che prima era una specie di nebbia verde inizia a prendere forma: compaiono delle fasce che lentamente attraversano il cielo e aumentano di luminosità, ora le bande di luce verde cominciano a traslare, ed a spostarsi nel cielo ormai quasi sgombro di nuvole; scatto alcune foto e mi godo quello spettacolo, unico e quasi magico! Sono indeciso  se andare a chiamare i miei amici o se lasciarli riposare…. Per il momento decido di restare fuori da solo: l’intensità è aumentata, ma non è molto più forte di quella vista solo pochi giorni fa… E poi, penso, se veramente avessero voluto vederla sarebbero stati qui fuori anche loro…

Poco dopo, come si erano formati, i disegni nel cielo cominciano ad affievolirsi quasi a scomparire; mentre comincio a prendere in considerazione l’idea che sia giunto il momento di rientrare a scaldarsi e riposare, qualcosa cambia! Una nuova luce verde si accende all’orizzonte ma non riesco a vedere bene… In quel punto continuano ad esserci alcune nuvole, ma mi rendo subito conto che questa volta la luce è molto più luminosa e, come prima, comincia a muoversi nella notte. Le bande, ora di un verde acceso, si spostano in una zona libera del cielo e da quel momento in poi mi trovo ad osservare uno spettacolo che non credevo possibile!! Ora non è più solo verde: iniziano a comparire fasce di luce viola e blu! La luce non è più una fascia che lentamente si muove nel cielo: adesso sembra molto di più qualcosa dotato di vita propria che corre nel buio della notte nordica, come se lassù le luci del nord stessero danzando per regalarmi uno degli spettacoli più belli che si possano immaginare. 

 

Mentre rimango con lo sguardo fisso verso l’alto prendo una decisione: devo avvertire gli altri! Non posso non farlo: mi sentirei un egoista se rimanessi fuori da solo senza  avvertirli di quello che stanno perdendo! Mi lancio di corsa attraverso il prato innevato, salto un fosso ma a causa della neve calcolo male il punto di atterraggio e mi ritrovo sdraiato, faccia nella neve! Una frazione di secondo e sto di nuovo correndo verso la porta di ingresso: non ho tempo da perdere, non so quanto possa durare ancora la danza della luce.

Spalanco la porta: non c’è nessuno: tutti sono nelle camere al piano di sopra; senza pensare grido lungo le scale: ”NORTHERN LIGHTS, IT’S AMAZING, COME OUT, TRAST ME!!” Spero che abbiano sentito, mi giro e mi tuffo, nuovamente di corsa, verso il punto dove ho lasciato la macchina fotografica a scattare, salto il fosso (questa volta senza capitomboli) e poco dopo sono di nuovo davanti al treppiede.

Sono bastati pochi secondi, ora è di nuovo un’aurora “normale”, i colori sono spariti e le luci hanno smesso di rincorrersi, ora il cielo è solcato solo dalle grandi fasce verdi che c’erano poco fa.

 

 

Solo due dei miei amici escono dalla casa, mi dispiace che il picco di attività sia finito e spero non dispiaccia loro di essere stati chiamati per qualcosa che ormai sembra essere passato; altri si affacciano dalle finestre per vedere il motivo di tanta agitazione. 

Restiamo fuori a parlare e ad osservare quella luce verde sperando succeda di nuovo qualcosa. I minuti scorrono lenti, il freddo inizia a farsi pungente e per la seconda volta inizio a considerare l’idea di rientrare… ma per la seconda volta qualcosa cambia: le fasce di luce riprendono forza e ricominciano a muoversi in quella danza ipnotizzante. Questa volta, però, è ancora diverso: si sta ripetendo la sequenza di prima, ma non più all’orizzonte bensì quasi sopra le nostre teste! Molto più intensa di prima l’aurora si muove, verde blu viola, scorre nel cielo come fiume in piena: un turbine di luci che illumina il paesaggio, molto più luminosa di quanto potessimo immaginare e molto più veloce!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In quei momenti, durante lo svolgersi di tutto questo,  quasi non riusciamo a parlare: possiamo solo restare a guardare verso l’alto, quasi non credendo ai nostri occhi, ammutoliti da tanta bellezza! 

Non riesco a definire esattamente quanto tempo sia durata: forse qualche minuto o, magari, poche decine di secondi… Ad un certo punto smetto anche di scattare foto: per la prima volta, nella mia vita di fotografo, voglio godermi completamente il momento, senza dovermi preoccupare di pensare a parametri di scatto, esposizioni e composizione dell’immagine!

D’un tratto, come era iniziata, l’aurora inizia a calare di intensità fino a tornare alle lingue di luce verde che tanto ci avevano impressionato quella prima notte di appena una settimana fa, ma che ora, rispetto a ciò che abbiamo appena visto, non ci sembrano più così incredibili. 

Restiamo ancora un poco fuori, ad osservare le nuvole che poco alla volta si riappropriano del cielo; ci rendiamo conto che l’unico sprazzo di sereno è durato poco più di un’ora ed è stato esattamente sopra di noi ed esattamente nel momento dell’aurora. Per un attimo  pensiamo di rimanere fuori tutta la notte, ma il cielo, ora completamente coperto di nuvole, ci fa desistere e, infine,  rientriamo.

L’orologio segna l’una passata quando finalmente ci mettiamo sotto i piumini, cercando di dormire almeno qualche ora ( ormai meno di 4 ).

Dopo quel che mi pareva un minuto, suona la sveglia! Mentre facciamo colazione ,seduti intorno al tavolo, cerchiamo di capire se ciò che è successo la notte precedente sia stato reale o solamente un sogno dovuto alla stanchezza: le foto sul display della macchina fotografica tolgono ogni dubbio: è successo davvero!!! Ma ormai è proprio arrivato il momento di rientrare in all’Università, sempre in Norvegia, ma decisamente più a sud: l’aereo ci aspetta a Tromsø e non possiamo tardare!

Durante il viaggio, continuando a parlare, ci rendiamo conto di una cosa: di come una decisione apparentemente insignificante possa avere un enorme impatto sulla  nostra vita:  aver deciso di uscire nel freddo della notte, lasciando il tepore della casa, nonostante fosse nuvoloso, nonostante la stanchezza dovuta a ore di guida su strade impossibili,nonostante la necessità di un’alzataccia la mattina dopo… aver deciso di rimanere ad aspettare qualcosa che in fondo, neanche credevamo possibile, ci ha regalato il ricordo di un’esperienza che non dimenticheremo mai, di qualcosa che, prima, neanche avremmo potuto immaginare!

Precedente prima notte in tenda in invernale nelle Dolomiti

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